Con la mostra “Simmetria Warhol”, a cura di Erminia Turilli, inaugura il 5 luglio 2008 nelle sale del Teatro “Gabriele D’Annunzio” il Pescara Jazz Festival. Ad ottanta anni dalla nascita del maestro della Pop Art, l’artista Francesco Bruscia intende tributare il personale omaggio ad Andy Warhol, mentre una parte della mostra sarà dedicata ai ritratti dei più famosi esponenti del jazz set, tra cui Pat Metheny, Natalie Cole, Dee Dee Bridgewater, Astor Piazzolla.

Simmetria Warhol

di Erminia Turilli

Francesco Bruscia, giovane artista marchigiano (Fano 1973), studia pittura all’Accademia di Belle Arti di Urbino, ma affina la sua sensibilità artistica frequentando Mimmo Rotella, Mark Kostabi, Mario Giacomelli, Omar Galiiani, Bruno Ceccobelli, Bruno D’Arcevia, Walter Gasperoni, Ubaldo Bartolini, Gilberto Grilli.
Nella galleria paterna, Una Arte di Fano, conosce e frequenta sin dall’infanzia artisti significativi per lo sviluppo del suo stile, e critici d’arte come Enrico Crispolti, Italo Tomassoni, Bruno Ceci, Valerio Volpini, Giuseppe Gatt e Achille Bonito Oliva.
Con questi intellettuali dibatte i temi della Pop Art e la personalità artistica di Andy Warhol, cui progressivamente si avvicina.
Bruscia arriva al successo con le opere sull’icona delle icone: Marilyn Monroe. Al mito della sua sensualità dedica, lungo la carriera, più di trenta ritratti, ma esalta nelle proprie opere anche Brigitte Bardot, Liz Taylor, Audrey Hepburn ed altre attrici hollywoodiane.
Espone a Miami al Miami Arí Base! (2006), a Roma nel Festival del Cinema (2006) e nella Settimana della Moda (2006), al Chateau de Breteil di Parigi (2003), allo Sporthaus Strolz di Lech in Austria e Gstaad in Svizzera, oltre che in varie gallerie italiane di Bologna, Roma, Ischia, Portorotondo.
È molto apprezzato per i suoi ritratti di personaggi dello star system della moda e del cinema contemporaneo.
Francesco Bruscia intende tributare un omaggio personale al grande maestro americano della Pop Art, Andy Warhol, a ottant’anni dalla nascita (Pittsburg, Pennsylvania, 6 agosto 1928).
Lo fa con la mostra Simmetria Warhol, allestita nelle Sale espositive del Teatro “Gabriele D’Annunzio” di Pescara, dal 15 luglio al 15 agosto 2008, divisa in quattro sezioni: Andy Warhol, Hollywoodland, Memories of Vanity e Pescara Jazz.
La prima è composta di dieci quadri più uno con Linda Evangelista che indossa l’abito di Versace con le Marilyn di Warhol. In queste intense fotografie, rielaborate con tecnica mista, Andy Warhol lavora nella sua Factory, ritrae Grace Jones e Jean-Michel Basquiat, viene ritratto con la sua inseparabile macchina fotografica, in intensi profili d’autore, immerso fra le sue opere di grandi star del cinema americano o intento alla composizione di grafiche floreali.
La quarta sezione della mostra è dedicata a dieci grandi stelle della musica fotografate al Festival Jazz di Pescara in ispirate pose interpretative: Keith Jarrett, Chet Baker, Pat Davis, Charles Mingus, Max Roach, Astor Piazzolla, Natalie Cole, Dizzy Gillespie, Dee Dee Bridgewater.
Completa l’esposizione il gruppo di opere dedicate alle dive di Hollywood: Hollywoodland – dodici quadri di Marilyn Monroe, e Memories of Vanity – quattro di Audrey Hepburn, tre di Sofia Loren, uno di Gina Lollobrigida, uno di Ava Gardner, uno di Liz Taylor e due di Brigitte Bardot.
Qui il mito della bellezza, colto wildianamente come ultima certezza esistenziale, e l’epos del femminino come sogno avvolgente conducono l’artista a scegliere le fotografie simbolo del ventennio d’oro del cinema internazionale; a tali scatti fondamentali degli anni Cinquanta e Sessanta restituisce un’altra vita, li salva dalla morte piatta (Roland Barthes), decorando sapientemente abiti e gioielli.
E’ questo un rito di vestizione dell’anima, dell’identità, che cresce e si accentua fino allo spasimo estetico.
Gli sfondi dai toni metallici in foglia d’oro e d’argento isolano la figura dal contesto, la consegnano all’artista che, con elaboratissimi decori di glitter, smalti, cristalli, la trascende e la divinizza in un’aura epica, mitologica.
L’intimità rimane impressa nello sguardo, che dall’alto fluisce verso lo spettatore inebriandolo di gioia e catturandolo in un tempo immoto fuori dal tempo.
E’ proprio questa immediata sensazione che conduce il visitatore al desiderio del possesso del quadro, come avviene nel Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, per fargli assorbire il manque esistenziale, il vuoto negativo, il caveau a vertigine del suo inconscio.

GALLERIA

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